Wall Street ha riempito Obama di soldi
La campagna elettorale più costosa della storia si avvia all’epilogo. Tirate le somme dopo l’Election Day del 4 novembre, secondo le stime il conto finale per l’elezione del presidente degli Stati Uniti, di 35 senatori e di tutti i 435 deputati della Camera sarà di 5,3 miliardi di dollari, di cui 2,4 miliardi solo per la corsa alla Casa Bianca. […] Read more
Il punto sulle elezioni
Una mia intervista a il Paroliere. E molte altre interviste interessanti ai colleghi italiani in America, qui.
Lo stato della corsa alla Casa Bianca
Ecco il punto sui sondaggi nazionali, da Pollster.com. Un’eccezionale mappa interattiva: passare con il cursore sui puntini per vedere i vari sondaggi.
Il mare di Obama
A Denver oggi un altro record di folla, oltre 100.000 persone

In difesa di Sarah Palin
Ormai l’attaccano tutti. Soprattutto, non la prendono sul serio. E’ un errore. Il paragone puo’ sembrare azzardato - ma non lo e’: i media e i cosiddetti ‘esperti’ stanno ponendosi di fronte alla Palin con la sufficienza con cui trattavano “quell’attore fallito di Hollywood” negli anni ‘70, che poi divenne il presidente americano piu’ importante dell’ultimo mezzo secolo.
Nei prossimi anni, quando i repubblicani saranno probabilmente all’opposizione dell’amministrazione Obama, la Palin diverra’ una protagonista del mondo conservatore americano, insieme a molti altri nomi emergenti (Bobby Jindal, Mike Huckabee…). E nel 2012, alle prossime elezioni presidenziali…
Nell’attesa, invece di continuare a banalizzare la Palin o a dipingerla come un personaggio dei fumetti, propongo la lettura di quest’analisi di Daniel Henninger sul Wall Street Journal, e il video nel quale Henninger difende la sua tesi.
Il pezzente e il milionario
McCain e’ un pezzente rispetto a Barack Obama:
John McCain, il candidato dei repubblicani alla Casa Bianca, ha a disposizione 47 milioni di dollari di fondi pubblici per il mese di ottobre per la propria campagna elettorale: e’ quanto emerge dal rapporto finanziario che McCain ha presentato alla Federal Election Commission, l’organo federale che monitora le elezioni americane. […] Read more
Hanno vinto John e Joe l’Idraulico
Il terzo dibattito lo ha vinto John McCain (nonostante quello che dicono i primi sondaggi a caldo, spesso inaffidabili, e anche alcuni prestigiosi siti web italiani). Ma il vero protagonista della serata e’ stato Joe the Plumber. un idraulico dell’Ohio che McCain ha brillantemente tirato in ballo e che ha costretto Obama piu’ volte sulla difensiva. Bastera’ a cambiare l’andamento della corsa? Ne dubito, ma stiamo a vedere…
L’America che verra’
Salvo cataclismi nelle prossime tre settimane, John McCain ha perso le elezioni e Barack Obama sara’ il prossimo presidente degli Stati Uniti. Su questo ho sempre meno dubbi (se mi sbaglio, il 4 novembre faro’ mea culpa)
Detto cio’, che America sara’, con Obama alla Casa Bianca e i Democratici di Nancy Pelosi insediati con un’ampia maggioranza al controllo del Congresso?
Per cominciare a rispondere, oggi ci sono due articoli che offrono letture indispensabili (ahime’, entrambi solo in inglese…). Uno e’ di David Brooks, sul New York Times, che descrive il Rinascimento Keynesiano in arrivo, cioe’ il ritorno in America a un ruolo predominante del governo prima di tutto nell’economia, ma poi anche nel resto delle faccende della vita di tutti i giorni.
Il secondo articolo e’ di Bret Stephens, sul Wall Street Journal, un autore che analizza la globalizzazione molto spesso con idee piu’ intelligenti di quelle del sopravvalutato Thomas Friedman o del bravo, ma presuntuoso Fareed Zakaria. Stephens spiega perche’, negli anni a venire, l’America restera’ comunque la superpotenza economica (e politica) del mondo. Con buona pace di tutti quelli che insistono che il futuro e’ in Asia, in Russia o in Brasile…
“Obama? E’ uguale a Bush”
Un’analisi della CNN: ecco 20 temi su cui il candidato democratico e il presidente in carica sono in sintona.
Hillary, Mitt e Rudy
Mi viene un dubbio, e credo stia venendo anche a molti americani. Per come si sono messe le cose nel paese, con il terremoto economico che sta inghiottendo Wall Street e i posti di lavori, forse i due candidati che sono usciti dalle primarie non sono i migliori possibili. Forse per questa fase storica ci volevano altri profili. Gli elettori si trovano a dover fare i conti con la scelta tra due nomi, Obama e McCain, che per motivi diversi non danno garanzie di sapere come affrontare il disastro che uno di loro si trovera’ tra le mani il 20 gennaio 2009.
E chissa’ allora che qualcuno non guardi indietro, con un po’ di rimpianto, ai candidati che sono stati fatti fuori la scorsa primavera. Mi sbagliero’, ma Hillary Clinton, Mitt Romney e Rudy Giuliani sarebbero stati tutti e tre leader eccellenti di fronte agli scenari di questi giorni.
Il New York Times la vede cosi’
Obama (blu) viene indicato a 264 voti elettorali, McCain (rosso) a 185, con 89 voti ancora da assegnare (giallo). Il 4 novembre vince chi colleziona almeno 270 voti elettorali. Per un dettaglio sulla situazione negli Stati, cliccare qui.

Inimitabile Peggy
La Noonan, come sempre una spanna sopra a tutti gli altri commentatori americani (insieme a David Brooks), fotografa nel proprio articolo settimanale sul Wall Street Journal due realta’ della campagna elettorale: i Democratici quest’anno, per come si sono messe le cose, dovrebbero essere in testa di 20 punti, e non lo sono solo perche’ restano dubbi su Obama; e i Repubblicani, decidendo di puntare su una campagna tutta negativa, dimenticano che la gente di solito non premia una strategia del genere. Ecco un paio di brani:
I don’t believe any of the polls this year, or rather the situation is too fluid to believe them for more than a day. But Democrats should remain concerned about this: We have two wars, an economic collapse, a two-term Republican president at historic lows in popularity, overwhelmingly negative poll answers on whether America is on the right track—and the Democratic presidential nominee isn’t 20 points ahead? Thirty? This should be a landslide. They say Barack Obama cannot “close the deal.” He hasn’t closed the deal because he’s still making the pitch, and to a wary customer who wants something new but isn’t sure this is the time to buy.
The McCain campaign has famously spent the past week trying to increase doubts as to Mr. Obama’s nature, background, intentions. Their crowds have been irascible. Here is a warning for Republicans: When your crowds go from “I love you” to “I hate the other guy,” you are in trouble, you are on a losing strain. Winning campaigns are built on love. This is the time for “McCain is the answer,” not “The other guy is questionable.”
Le elezioni raccontate da Main Street

Un altro prezioso strumento per seguire il conto alla rovescia verso il voto degli USA: un reportage di ‘il Sussidiario‘, aggiornato giorno per giorno, con le ‘voci della strada’ degli americani, le loro riflessioni e preoccupazioni.
La mappa interattiva del voto
Ecco una mappa interattiva del Washington Post che permette di seguire l’andamento dei sondaggi nei vari stati. Per diventare presidente degli Stati Uniti, occorre raggiungere quota 270 ‘voti elettorali’. >2008 Election Contest: Pick Your President - Predict the winner of the 2008 presidential election and enter to win a $500 prize.
Il futuro dell’informazione online
Le pagine multimediali che il New York Times dedica ai dibattiti presidenziali sono splendide… Lo stesso vale per la loro mappa interattiva.