"America is a land of wonders" - Alexis de Tocqueville

Iraq, riemerge la parola proibita: “Successo”

Luglio e’ stato il mese con meno morti in assoluto per il Pentagono in Iraq, e anche le vittime civili sono in calo. Per il presidente George W.Bush e’ un nuovo segnale che la sicurezza nel paese ha ”un certo grado di durata” e puo’ permettere ulteriori riduzioni delle truppe. E se la Casa Bianca, scottata da anni di passi falsi, si limita a parlare di ”progresso”, il grande vecchio della diplomazia americana, Henry Kissinger, si spinge fino a usare una parola che era sparita dal dibattito sull’Iraq: ”Successo”. […] Read more

E intanto in Iraq…

Nonostante eventi occasionali come l’attentato suicida che ha ieri ha provocato 50 morti, il numero dei morti in Iraq continua a scendere e luglio si appresta a chiudere con un nuovo calo delle vittime civili e un bilancio record per le forze americane. Secondo il generale David Petraeus, comandante delle forze Usa nel paese, si va verso un livello di violenza ”normale”.
Ad oggi, in Iraq a luglio sono morti in operazioni di combattimento solo sei militari americani, secondo i dati di Usa Today, due in meno del maggio 2003, il mese successivo alla caduta del regime di Sadaam Hussein e fino a oggi quello con il bilancio migliore. […] Read more

Il nuovo Iraq

L’autorevole Economist, che non e’ certo tenero con l’amministrazione Bush, dedica la copertina, un editoriale e alcuni documentati servizi a una “verita’ scomoda” di cui si parla troppo poco: il fatto che l’Iraq e’ da almeno un anno su una nuova strada e che le cose vanno assai meglio di 12 mesi fa. Merito di tanti fattori, tra i quali la strategia decisa dal generale David Petraeus, il movimento sahwa (’risveglio’) con cui i sunniti si sono ribellati ad Al Qaeda e i segni di un possibile equilibrio tra sunniti, sciiti e curdi.

Certo, tutto e’ fragile e il paese rischia sempre di tornare indietro e precipitare nel caos. Ma questo non giustifica il sostanziale silenzio con cui la stampa occidentale sta accompagnando questa fase di nascita del nuovo Iraq.

Per questo, onore all’Economist.

QUI potete leggere l’editoriale che sintetizza la situazione, e QUI il reportage dall’Iraq.